Sempre meno pesci nel Mediterraneo di Luigi Savarino

 Pesca - 2
 Rapporto dello IUCN: Almeno 40 specie in estinzione

expo - lionsSecondo uno studio realizzato per la Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature) sullo stato di pesci marini nel Mediterraneo, quasi la metà delle specie di squali e razze (pesci cartilaginei) e almeno 12 specie di pesci ossei sono minacciati di estinzione a causa della pesca eccessiva, del degrado degli habitat marini e dell’inquinamento.

IUCN RED LIST - 3Specie commerciali come il Tonno Rosso (Thunnus thynnus), la Cernia Bruna (Epinephelus marginatus), il Branzino (Dicentrarchus labrax) o il Nasello (Merluccius merluccius) sono da considerare minacciate o quasi a rischio di estinzione nel Mediterraneo soprattutto a causa del sovrasfruttamento.

Nel corso degli ultimi 40 anni a causa della pesca particolarmente intensiva si è avuto un calo stimato del 50% del potenziale di riproduzione della popolazione del Tonno Rosso dell’Atlantico (Thunnus thynnus) sia nel Mediterraneo che nell’Atlantico Orientale. La mancanza di rispetto delle quote massime di pesca in combinazione con diffusa sottostima delle catture, possono avere minato gli sforzi di conservazione di questa specie nel Mediterraneo.

La pesca a strascico o l’uso illegale di reti o di attrezzi da pesca, sta portano che centinaia di animali marini senza alcun valore commerciale vengono catturati, minacciando in questo modo le popolazioni di molte specie di squali, razze e di altri animali marini tra cui i delfini, le balene, le tartarughe e gli uccelli. L’uso di queste tecniche di pesca sta portando alla distruzione dei fondali marini e dei luoghi di alimentazione e di riproduzione di alcune specie di pesci .

Oltre al Tonno Rosso, gli altri esempi di pesci a rischio sono considerati emblematici per il tipo di minaccia. La Cernia infatti è una specie “proteroginica”, cioé che cambia sesso con l’età. “Gli esemplari più grandi, ambiti dai pescatori subacquei – spiega Leonardo Tunesi dell’Ispra, uno degli autori dello studio – sono maschi e una pesca eccessiva può mettere in seria difficoltà una popolazione di cernie. Per il recupero della specie, sarebbe opportuna una moratoria sulla sua caccia, come ha fatto la Francia da diversi anni”.

Nuove tecnologie come il GPS e cartografie accuratissime hanno invece messo in pericolo il Nasello. In particolare gli adulti, prima al riparo in aree rocciose in mezzo al mare ad oltre 200 metri di profondità. Per loro occorre quindi prevedere aree profonde dove è vietata la pesca. L’inquinamento “genetico” minaccia poi la spigola (o branzino), dovuto alla possibile fuga dagli allevamenti di esemplari che si possono poi incrociare con la fauna selvatica locale.

Alle stesse è giunto lo studio “The Alarming Decline of Mediterranean Fish Stocks”, pubblicato su Current Biology da Paraskevas Vasilakopoulos, Christos D. Maravelias e George Tserpes, tre ricercatori greci dell’Istituto risorse biologiche marine e acque interne dell’Hellenic Centre for Marine Research (Hcmr).pesca 4

I ricercatori greci sottolineano che «negli ultimi anni, la gestione della pesca è riuscita a stabilizzare e addirittura a migliorare lo stato di molte risorse ittiche mondiali. Ciò è particolarmente evidente nelle aree in cui gli stock sono sfruttati in conformità con i pareri scientifici e sono in atto solide strutture istituzionali. In Europa, i ben gestiti stock ittici atlantici del nord-est (NE) si stanno riprendendo in risposta alla diminuzione della pressione di pesca negli ultimi 10 anni, anche se c’è ancora una lunga strada da fare per avere una totale ricostruzione dello stock». Ma le cose non vanno altrettanto bene nel Mar Nostrum, dove «si sa poco circa l’evoluzione temporale degli stock europei del Mediterraneo, la cui gestione si basa su controlli ad input che spesso sono poco applicati».

I ricercatori concludono con una considerazione squisitamente politica: «La politica europea comune della pesca, che ha contribuito a migliorare lo stato degli stock ittici del NE Atlantico negli ultimi 10 anni, non è riuscita a ottenere risultati simili per gli stock del Mediterraneo gestiti nell’ambito della stessa politica. Limitare lo sfruttamento giovanile, avanzando piani di gestione, e rafforzando la conformità, il controllo e l’applicazione potrebbe promuovere la sostenibilità della pesca nel Mediterraneo».

Intanto la Commissione europea ha nuovamente chiesto formalmente a Italia e Spagna di conformarsi alle norme Ue sulla pesca nel Mediterraneo. Lega Pesca spiega che «A norma del regolamento sul Mediterraneo, gli Stati membri devono adottare piani nazionali di gestione per le attività di pesca condotte con reti da traino, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia, reti da circuizione e draghe all’interno delle rispettive acque territoriali. I piani di gestione avrebbero dovuto essere adottati entro il 31 dicembre 2007, ma, in violazione del regolamento, Italia e Spagna non dispongono ancora di piani validi di gestione per le attività di pesca condotte con draghe. I piani nazionali previsti sono strumenti importantissimi per uno sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche nel Mediterraneo, mare in cui, tradizionalmente, non si applica la gestione della pesca basata sui contingenti».

 


LUIGI SAVARINO

Area “Tutela dell’ambiente nella catena agroalimentare ed energetica, salvaguardia della tradizione agroalimentare e sviluppo della biodiversità”

Tema di Studio Nazionale “Nutrire il pianeta”